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Giordano Loi: creatività nelle moto

Artigiano con la passione per le rosse

Il nostro Giordano Loi, coadiuvato dal fratello Simone è un vero esempio di artigiano che esprime la sua arte nel mondo complesso e difficile delle moto.

Comunicato Stampa (VIDEO della trasmissione TCS con servizio dal minuto 7.19)

 Nell’occasione verranno presentati i prototipi realizzati dai fratelli Giordano e Simone Loi, ormai riconosciuti a livello internazionale per le loro creazioni di alto design. I due fratelli dorgalesi hanno saputo trasformare la loro passione in un sogno, divenuto poi realtà. I loro prototipi hanno già fatto il giro del mondo e ottenuto preziosi riconoscimenti. Di loro hanno parlato importanti riviste del settore: Motociclismo, In Moto, Mondo Ducati, Mcn Australia, Mcn Usa, Motorrad Magazine Germania, Performace Bike Inghilterra, 2WHEELS Australia per citarne solo alcune. I due fratelli artisti/designer, fin da ragazzi nel loro garage hanno realizzato motociclette artigianali attraverso il recupero di basi meccaniche ancora funzionali, ma esteticamente obsolete. Quello che ne scaturisce è qualcosa di unico e irripetibile ispirato di volta in volta alla natura, al fumetto, alla storia e ai suoi eroi o alla pura fantasia. La ricetta è semplice: Giordano e Simone prendono un’ottima base di motocicletta (Ducati in primis) che ha ormai qualche anno di troppo ed erigono sopra di essa una nuova veste estetica che sprigiona passione e ricerca formale sopraffina, un po’ come faceva Pininfarina. Tanto che ormai Giordano Loi è oggi un marchio affermato all’interno del panorama dei preparatori motociclistici, con numerosi premi all’attivo come la classificazione al 3° posto quale migliore special mondiale su base Ducati al WDW 2010 (World Ducati Week) in Misano Adriatico con l’opera Desmo Infinito o il 1° posto raggiunto al XII° International Bike Expo di Padova, categoria Racing con l\\\\\\\'opera Chimera. Giordano è anche vincitore del Concorso internazionale di Scultura e Pittura "Arte e Sport" Museo del Corso di Roma. Domenica verranno presentati i prototipi: "PRAMA"" e "MAKO" un omaggio, il primo, alla nostra terra e ai giganti di Monti Prama e il secondo all’elegante ferocia degli squali. Chi è Giordano Loi Giordano nasce a Dorgali nel 1982 . La sua ricerca è una commistione di Arte e Design che ha origine nel percorso di studio all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, così racconta Giordano:
 "Durante i miei studi sulla scultura mi sono sempre incuriosito di una problematica in particolare, il dinamismo, inteso quasi come soffio vitale da infondere alla materia, l\\\\\\\'illusione dell\\\\\\\'energia sul punto di esplodere, la calma statica di un immediato divenire. Nelle mie creazioni cerco di esprimere il concetto di dinamismo in tutte le sue sfaccettature, partendo dalle sculture classiche fino ad arrivare al design motociclistico. Da qui nasce il concetto di "sculture dinamiche". Il mio modus operandi implica un accurato studio teorico, simbolico e formale che porta alla realizzazione dell’opera con tecniche appartenenti alla scultura e plastica classica, abbinate alle più moderne lavorazioni. I miei ultimi pezzi esclusivi, sono motociclette ispirate all’archetipo animale, frutto di uno stile organico. La firma personale e la cura dei dettagli vengono applicate con lo stesso criterio sia ad opere complete, sia a particolari da integrare a forme pre-esistenti.
Simone Loi parallelamente alla collaborazione con Giordano lavora come artista e la sua poetica si delinea così: "Ho sempre pensato al fare artistico come ad una sfida verso il mezzo di espressione stesso, atto al raggiungimento della metafora.
Al fine dunque di restituire il valore simbolico dell’immagine, credo che sia fondamentale riuscire ad essere quanto più elastici e malleabili possibile rispetto alle infinite possibilità di indagine che l’arte ci offre.
Nascono così i miei progetti, progetti intesi come lavori in divenire, stratificati come le linee della metropolitana, viaggiano su binari che possono incrociarsi oppure scontrarsi fragorosamente. Sono sempre il frutto di un’urgenza e fragilità interiore che non teme di essere mostrata.
Possono essere ripresi o abbandonati oppure possono correre simultaneamente.
Ogni progetto è contraddistinto da un medium che può variare a seconda di quale metafora desidero rappresentare. Una volta deciso l’argomento da affrontare, per intuizione e urgenza personale o in seguito alla meditata lettura di quotidiani e opere letterarie, lascio che l’idea, formatasi spontaneamente nella mia mente, decanti nella memoria. Poi procedo documentandomi sull’argomento, lo studio in profondità e solo in un secondo momento decido con quale materia_medium trattare l’argomento.
Spaziando dalla riflessione esistenziale e politica sulla condizione umana all’introspezione poetica nell’universo delle emozioni e dei sentimenti, alla suggestione del gioco e dell’immaginazione, dalla rivisitazione delle tradizioni popolari al valore simbolico del paesaggio.
Posso quindi proporre dei lavori che si diversificano per strategia e forma, ma che pure si riferiscono tutti a un medesimo filo conduttore: la Fragilità, come cifra dell’esistenza, e le sue differenti sfumature."
www.simoneloi.blogspot.com
www.giordanoloi.com
 
I PROTOTIPI:

 
Scheda tecnica "PRAMA" In quest’ultimo progetto volevo riavvicinarmi all’idea di scultura pura sperimentata con il mio prototipo Chimera. Partendo dal kit estetico di trasformazione della mia creazione Erky (omaggio al Maestro Dorgalese Gonario Arras) su base ducati monster ho voluto integrare degli elementi inediti che donassero a quel che resta di una Ducati ST2 un nuovo sguardo. In breve ho spogliato di tutte le sovrastrutture una ducati st2 e ne ho ridisegnato e realizzato tutte le parti. Come tutti i miei lavori esistono dei momenti in cui un pensiero, un’immagine latente, riemergono per guidarmi nella creazione. Affiancando i due bulbi dei fari in una struttura in alluminio mi sono accorto della straordinaria somiglianza con lo sguardo dei giganti di Monte ‘e Prama . questi due cerchi concentrici, unitamente ad una fronte molto prominente che scende su un naso stilizzato e pronunciato, rendono lo sguardo delle statue di Cabras, magnetico e severo. Queste sculture hanno riscritto la storia dell’arte nel mediterraneo, non furono i greci con i loro kouros a creare la prima opera plastica, ma i maestri scultori sardi in date vicine al IX secolo a.C. Avrei modellato quindi una mascherina e dei fianchetti radiatore in maniera molto "antropomorfa", con i miei tipici tratti naturalistici, come se uno scultore dell’epoca nuragica applicasse il suo fare su una motocicletta. Una volta realizzato il pezzo in resina il colore doveva essere quanto più neutro possibile, bianco opaco, come la pietra. In tutti i miei lavori c’è sempre la contrapposizione tra meccanica e carrozzeria, se le sovrastrutture sono sculture, la meccanica ed il telaio dovevano essere "racing", rosso acceso per il telaio abbondantemente trasformato nella zona posteriore, monobraccio in alluminio di provenienza monster s4r, corona in ergal, kit trasmissione rosso, cavi siliconici ngk, tubi samco sport, filtro bmc ospitato in un nuovo airbox in alluminio, strumentazione Koso, scarico artigianale di mia creazione e tutti i supporti per i serbatoi liquido in titanio, sono solo una parte delle innumerevoli modifiche per trasformare una pacifica Ducati St2 in una guerriera della strada. Nella mia nuova creazione Prama ho così voluto realizzare un incontro tra ricerca archeologica e tecnica motociclistica."


"MAKO"
La MAKO è l’ultima opera del mio atelier e s’ispira all’eleganza ed aggressività degli squali.Lo squalo mako (Isurus oxyrinchus), splendido predatore già descritto nel 1952 da E. Hemingway in un toccante conflitto tra uomo e animale, risulta attualmente essere uno dei più veloci e potenti squali conosciuti.. Questo animale riesce a solcare i mari all’incredibile velocità di 70 km/h e fuoriuscire dall’acqua con balzi che lo sollevano completamente fino a 5 metri di altezza! Lo squalo Mako è uno squalo solitario, oceanico, il più veloce del mondo, potenzialmente pericolosissimo ma di cui non si registrano attacchi all’uomo vista la sua frequentazione solo pelagica. Un po’ come una moto potentissima che però gira solo in pista o su strade deserte dove non può nuocere a nessuno.. Per ogni opera che realizzo traggo ispirazione da un animale totemico che uso come guida per lo sviluppo dello stile e per l’evoluzione stessa delle forme, lo squalo è uno degli animali che meglio incarnano il concetto di velocità ed eleganza, sono antichissimi eppure hanno dei tratti immutati nel tempo, quasi come fossero formalmente perfetti sin dalla loro prima comparsa sulla terra. Questa nuova "muscolatura", fatta di cartilagine e pelle abrasiva, riveste in maniera diversa e inattesa la base meccanica della Ducati 999. Su questa motocicletta ho già avuto modo di confrontarmi nel 2006, presentando come tesi di laurea in Scultura la Desmo 8 (infinito) moto che è stata fonte di ispirazione per case motociclistiche blasonate.La base meccanica è sostanzialmente standard, ad esclusione dello scarico completo in acciaio inox e terminali omologati in fibra di carbonio, realizzato su mie specifiche dalla Mass di Antonio Saitta, la centralina rimappata per compensare la maggiore portata d’aria dei convogliatori dell’airbox muniti di filtri più permeabili della Ducati Performance.Tutte le sovrastrutture originali, ad eccezione del parafango anteriore, sono state eliminate per modellare direttamente sul telaio e meccanica le nuove carenature. La tecnica costruttiva scultorea prevede l’applicazione di piccoli quantitativi di argilla che vanno via via a delineare i volumi generali, con lame e mirette si definiscono le superfici, e con la tecnica dei punti si ricrea la parte speculare.La simmetria finale si perfeziona poi una volta che dai calchi in gesso a perdere si estrae il primo pezzo in vetroresina, attraverso levigatura e sovrapposizione di stucchi poliestere.A livello formale ho voluto modellare un cupolino estremamente contenuto nel volume caratterizzato come sulla Desmo Infinito da un aggetto laterale importante, in grado di canalizzare meglio l’aria in direzione delle prese d’aria dell’airbox, aperte come se fossero le fauci stesse dello squalo, il "muso" come nella famiglia dei Lamnidi è tipicamente spigoloso ed appuntito, atto a fendere meglio l’aria.La vista laterale è caratterizzata dalle corte carene che avvolgono la stretta meccanica, coprendo parte dell’antiestetico impianto elettrico situato sul lato destro e lasciando completamente a vista il blasonato telaio a traliccio della Ducati. Volevo che le carene fossero il più possibile aderenti, per massimizzare la resa aerodinamica e canalizzare meglio il flusso dell’aria ho modellato subito sotto i convogliatori dell’airbox due piccole appendici quasi fossero delle pinne pettorali stabilizzatrici. Il piccolo puntale inferiore ricalca la caratteristica forma del ventre dello squalo che va rastremandosi nella zona mediana con due appendici che incorniciano i carter motore.Il serbatoio dalla capacità di 17 litri ospita al suo interno la pompa della benzina originale, il suo andamento curvilineo garantisce al pilota un migliore posizionamento del baricentro, che rispetto al serbatoio originale risulta più avanzato. La superficie del serbatoio è estremamente cesellata e ricca di spunti scultorei che potrebbero fare "vivere" tale elemento anche in assenza di tutte le altre parti. L’andamento a "colpo di frusta" della linea inferiore del codone, viene raccordato al serbatoio con due piccole pinne, rimarcando la natura scultorea e aggressiva della motocicletta. La coda, con la sua diagonale, slancia la siluette caricando maggiormente la massa visiva anteriore.