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01.05.2019

Ducati Vs Vespa in pista (07/07/19)

Pista e strada, la prima prova totale!

Ducati WPM (World President Meeting) 2013

La storia della passione.....

WPM 2013 - Sicilia
Le luci della notte, una atmosfera irreale tra viaggio e confusione emotiva, un taxi che sfreccia sulle strade catanesi infrangendo ogni legge del codice stradale; ha avuto inizio così la nostra avventura del World President Meeting 2013.
L’arrivo a Catania, al ristorante dove ci attendevano, è stato turbolento ma l’accoglienza travolgente dei presidenti dei DOC ci ha portato subito in clima di festa e condivisione.
Tutte quelle persone, che occupavano quasi tutta la sala, non sembravano un gruppo di presidenti ma tanti ragazzi riuniti a fare casino e festa come se fosse capodanno.
Dopo cena ci incamminammo verso il parcheggio del Bus attraverso il centro della città dove svettava imponente la cattedrale di fronte lo storico simbolo di Catania, il ‘’Liotru’’ o fontana dell’elefante.
I passanti rallentavano il passo e osservavano stupiti per quanto chiasso e confusione stavamo creando mentre ci si metteva in posa per la prima foto di gruppo.
Subito dopo ci trasferimmo in albergo con il Bus e al nostro arrivo ci mancò il fiato nel vederlo tutto vistosamente addobbato di loghi DUCATI con, per finire, il cartello ‘’Welcome President’’ che all’ingresso della reception ci fece sentire orgogliosi di rappresentare il Club Sardinia DOC.
La mattina seguente ( Giorno N°2 ), dopo una abbondante colazione e un po’ di burocrazia, ci preparammo per la prima cavalcata di quasi 300 km. Gli organizzatori suddivisero i piloti in 3 gruppi: Giallo, Blu e Rosso.
Ovviamente capitammo nel gruppo Rosso che non solo era il gruppo capo fila ma era composto da staff e piloti dal polso pesante.
Pronti, via ci lanciammo nella nostra prima cavalcata con destinazione Ortigia.
L’aria fresca del mattina ci teneva svegli lungo il tragitto mentre ci si scambiava cenni di intesa gli uni con gli altri e dentro di noi l’emozione cresceva.
Il nostro ingresso ad Ortigia mise sull’attenti tutti i passanti che videro sfilare circa 65 moto rosse come il fuoco e ruggenti come solo i bicilidrici di Borgo Panigale sanno essere.
La nostra sfilata terminò in una piazzetta con vista sul mare dove lasciammo l’attrezzatura per una passeggiata in centro.
Un ora a passeggio che ci diede l’occasione di fare i turisti ma soprattutto di socializzare con i nostri compagni d’avventura; qualche minuto per rivestirsi e poi via alla tappa successiva.
La fame batteva un colpo mentre arrivavamo nella piccola località di mare Marzamemi.
Ancora una volta la sala del ristorante è quasi totalmente nostra e il clima di festa non mancava mai.
Prima di rimetterci in viaggio abbiamo fatto una passeggiata nell'antica piazza del pese che un tempo era popolato da pescatori mentre oggi è colma di ristoranti all’aperto molto colorati e tradizionali.
Finalmente qualche accenno di curva ci dava l’opportunità di testare le nostre Hypermotard e Hyperstrada prima di arrivare al raduno organizzato da D.O.C. Barocco di Modica.
Il nostro arrivo ancora una volta trionfale ha dato la giusta piega alla festa del piccolo paese dalle antiche tradizioni cioccolataie.
Giusto il tempo di idratarsi, ricevere un riconoscimento dal club di casa, visitare il museo del cioccolato e poi in marcia verso l’hotel.
La strada scorreva veloce e ci accorgemmo di andare insolitamente forte per essere una moto passeggiata.
Arrivo in hotel, doccia e subito a cena dove lo scambio di gadget tra presidenti era il piatto forte della serata.
Si parlava di avventure, ci si confrontava sulle idee e sugli eventi e si facevano tante risate sino a tarda notte.

Giorno N°3, poche ore di sonno e tanta adrenalina combattevano mentre già la colazione era un ricordo ed in sella alle moto ci dirigevamo verso Piazza Armerina.
Eravamo in ritardo di un ora sulla tabella di marcia a causa di un temporale del primo mattino e la testa del gruppo ( il Red Team ) sfrecciava in velocità sulle strade a tratti pulite ma per la maggior parte sporche, invase dal terriccio e dal fango.
La nostra testa entrò in modalità ‘’survivor’’ perché non bastava andare forte per rimanere agganciati ai capi fila ma era necessario concentrarsi a passare nell’unica traiettoria pulita per non cadere.
Dopo un lungo vagare siamo arrivati alla tappa prestabilita dove prima di pranzo abbiamo visitato l’antica villa romana nota per i suoi mosaici.
Il ritardo della mattina sommato a quello della difficile strada percorsa ci ha costretti ad una sosta molto breve per il pranzo.
Con la pasta che ci faceva su e giù abbiamo percorso qualche km di curve dove finalmente abbiamo pulito un pò il battistrada delle gomme.
Tappa Caltagirone dove, anche stavolta, tutti rimasero a bocca aperta nel vederci sfilare e raggiungere il giardino del principe, dove abbiamo lasciato le moto per andare a fare una passeggiata in centro.
Ci incamminammo verso il centro tutti spaiati ma ci incontrammo nella famosa scalinata del paese ( 142 scaloni ) dove ci unimmo per fare un'altra caratteristica foto di gruppo.
Alcuni sportivi temerari, come noi, si sono ‘’trascinati’’ sino in cima alla scalinata per godere del panorama sulla città; altri hanno preferito dedicarsi al bar per recuperare liquidi e zuccheri.
Qualche istante per riprendere fiato, un'altra foto e poi si ritornò alle moto ( ripassando dalle scale ).
Attraversammo il paese con le moto scortati dai vigili e ci dirigemmo verso l’hotel, anche stavolta a velocità  insolitamente sostenuta.
Parcheggiammo le moto in hotel e dopo un ora eravamo subito pronti per salire sul bus diretto a Catania per cenare da Mario, un famoso ristorante catanese situato su una strada che è patrimonio dell’UNESCO per la sua bellezza architettonica e ricchezza di monumenti di diverse epoche.
Una tavolata unica, lunga quasi 40 mt, ci fece condividere tanto cibo, situazioni della vita e differenze culturali mentre la passione consolidava i nostri legami.
Nessuno riuscì a dormire nelle vicinanze perché la nostra festa era grande, rumorosa e coinvolgente.
La stanchezza iniziava a farsi sentire e si tornò in albergo dove continuò la festa per alcuni coraggiosi come noi.

( giorno 4° ) Occhiaie degne di un panda si palesavano al primo mattino mentre facevamo le valige per trasferirci a Palermo.
Colazione tranquilla e partenza compatta verso Vallelunga Pratameno dove avremo trovato ristoro.
Anche stavolta la strada era abbastanza sporca e dissestata ma non ci ha messo in difficoltà.
Attraversavamo colline, montagne e vallate a testa bassa tutto d’un fiato e quando anche la fame iniziava a farsi sentire arrivammo al ristorante.
Tutti erano intenti a scambiarsi opinioni sulla strada e il riding mode mentre si prendeva posto al tavolo e si cominciava ad assaporare qualche antipasto.
Quasi a fine pasto un socio catanese ci convinse a fare un brindisi in sardo che ci venne in mente come : "salluri e trigu".
Il nostro brindisi innescò una reazione a catena che porto quasi tutti i presidenti presenti e brindare secondo le proprie usanze.
Non era una gara a chi faceva il brindisi più coinvolgente ma un momento di altissima condivisione di sorrisi, abbracci e applausi che rese definitivamente unito e omogeneo il gruppo.
Ci concedemmo un caffè prima di riprendere la strada in direzione Piana degli Albanesi dove avremo ripreso fiato per l’ultima volta prima di arrivare a Palermo.
La strada migliorò leggermente e i capi fila del Red Team iniziarono a dare ritmo.
Eravamo li, appena superato Corleone, con Franz avanti e io a seguire a circa 100m, quando ad un certo punto decisi di recuperarlo in una curva lunga quasi rettilinea; ma lui rimaneva sempre li, equidistante da me, nonostante il mio polso destro tenesse spalancato tutto il gas.
Quella curva sembrava interminabile mentre dietro di noi il resto del gruppo era sparito.
Non capivo perché non riuscivo a raggiungere Franz mentre, in piega leggera, sentivo l’avantreno alleggerirsi e ondeggiare e guardando distrattamente il display leggevo "non pervenuto" km\h. :-)
Terminata la curva ci accostammo di lato e sollevando la visiera ci guardammo con Franz per poi scoppiare a ridere mentre dicendoci: ‘’Ma perché eravamo a "non pervenuto" ? ‘’; nessuno dei due aveva un motivo valido ma entrambi avevamo l’acceleratore a fondo corsa.
Arrivarono gli altri dopo alcuni minuti e ci fermammo poco distante di fronte la Casina di Caccia alle porte del bosco della Ficuzza. Ci buttammo sul prato ancora ridacchiando per l’ultima bravata e ci riposammo un po’.
La stanchezza iniziava a farsi sentire e tanti erano visibilmente provati dalla tanta strada impegnativa.
Il sole che si nascondeva dietro i monti ci fece intuire l’ora e percepire un po’ di frescolino; quindi montammo di nuovo in sella per gli ultimi km. Dopo una serie di tornati ci trovammo ad ammirare Palermo dall’alto, ma fu solo per qualche istante perché si andava sempre forte e l’asfalto scivoloso ci dava filo da torcere. Come disse il caro Franz: ‘’a Palemmo il pobblema principale e il traffico’’ e aveva ragione.
La città era colma di auto e farci strada sino all’albergo non è stato semplice.
Nuovo Hotel nuova camera e appena arrivammo su al 5° piano per prendere possesso della nostra ci fu il colpo di scena. Io, abituato dal precedente hotel ad aprire con la chiave wi-fi, passai il cartoncino vicino la porta ma non si aprì.
Chiamai Franz che mi fece notare una chiave legata al cartoncino e mentre lui rideva di me, mi apprestai ad aprire la porta… ma ci trovai dietro un'altra porta!
In quel momento la risata si spense nella nostra bocca mentre con gli occhi cercavamo telecamere nascoste convinti di esser vittime di una Candid Camera; invece no, era tutto vero, noi avevamo 2 porte uguali e contrapposte per accedere alla camera.
I primi 15 minuti li passammo coricati per terra a ridere e ci accorgemmo poi di avere una camera che sicuramente era un ex magazzino, date le grandi dimensioni e gli arredi poco curati.
Senza perder troppo tempo ci preparammo per la cena in hotel e andammo giù a passare il tempo con gli altri.
Una buona cena e poi ci spostammo quasi tutti nei divani fronte piscina a raccontarci qualche avventura in attesa di fare gli auguri di buon compleanno a Rachel Sànchez del DOC Ducatistas di Madrid.
Insieme ad alcuni irriducibili decidemmo poi di andare a bere qualcosa in un locale vicino all’hotel dove portammo la festa e l’allegria. Quando ormai, passate le 02:00 di notte, la stanchezza fisica si aggiungeva a quella mentale, noi eravamo li, svegli, festanti, drogati di adrenalina e infaticabili.
Finite le birre e le canzoni tornammo in hotel per chiudere gli occhi qualche ora. Sapevamo di essere solo a metà avventura e il bello doveva ancora arrivare. Abbandonare il letto la mattina stava diventando sempre più difficile ma questo giorno N°5 sentivamo che avrebbe segnato la svolta del nostro WPM.
Ci affrettammo a prender possesso della moto e partimmo alla volta di Castellamare del Golfo dove ci attendevano alcuni soci del D.O.C. di Trapani; ma prima, scortati dal D.O.C. di Palermo ci fermammo a fare una foto con sullo sfondo l’isola delle Femmine.
Il cielo minacciava pioggia ma il vento portò via le nuvole ed al nostro arrivo a Castellamare ci accolse il sole nel caratteristico porticciolo dove sostammo qualche minuto.
Appena venne definita la strada, ripartimmo con destinazione Segesta dove, al nostro arrivo, tanti turisti si soffermarono a osservare e fare foto a noi piloti di tutto il mondo.
A Segesta visitammo il tempio dove, come sempre, non mancarono le fotografie organizzate e coatte. La sosta durò poco perché la strada da percorrere era tanta e l’orologio segnava quasi l’ora di pranzo.
Ripartimmo e quasi alla volta di Trapani, un cambio di programma last minute ci fece deviare verso la fantastica località chiamata Erice.
Andavamo su per questa montagna disegnata da km di curve con l’asfalto molto liscio che ci costringeva ad una guida lineare anche se, con una Hyper sotto il sedere, io forse mi divertivo troppo ad uscire con il posteriore sempre di traverso…! In cima alla montagna trovammo un borgo medioevale perfettamente intatto con vista mozzafiato sulla città di Trapani.
Purtroppo non potemmo fermarci a visitare per bene quel luogo e senza scendere dalle moto, girammo dentro le mura del borgo e discendemmo nuovamente la montagna diretti al ristorante.
Arrivammo in ristorante con quasi 2 ore di ritardo sulla tabella di marcia e rendemmo onore un ottimo pranzo a base di pesce non lasciando nemmeno i gusci delle cozze.
Eravamo una grande famiglia seduta tutta allo stesso tavolo e mentre si tentava di corrompere i camerieri per avere un po’ di vino ( Vietato per regolamento da Ducati ) creammo un legame di complicità tra di noi che era veramente speciale.
Qualcuno appena dopo pranzo crollò dalla stanchezza e dal sonno su sedie, sdraio e addirittura su uno scivolo per bambini. Noi no, noi vivevamo nel detto del ‘’chi si ferma è perduto’’ e andavamo avanti e indietro per il locale a chiacchierare e scherzare con tutti i compagni di avventura.
Ormai passate le 4 del pomeriggio ci preparammo a ritornare alla base saltando la visita alle saline di Trapani per mancanza di tempo. Questa volta i capi fila del Red Team optarono per l’autostrada e quella decisione ci rilasso; ma la nostra quiete durò poco. Percorrevamo l’autostrada a circa 120 km\h quando ad un certo punto i capi fila iniziarono ad allontanarsi all’orizzonte; intuimmo subito che stava per partire l’operazione di aggancio del Blue Team che era partito prima di noi. Senza batter ciglio accettammo la sfida e percorremmo più di 35 km a velocità media di quasi "santo cielo" km\h con vento a sfavore.
Ben presto raggiungemmo il Blue Team che si era appena fermato in un’area di servizio e con lo stesso sorrisetto complice del giorno prima, io e Franz, scoppiammo in una risata rendendoci conto che ancora una volta si andava a velocità fotonica e non da Touring.
Ripartimmo presto per l’hotel dove arrivammo con quasi un ora di anticipo e potemmo riposarci un momento guardando qualche foto. Si avvicinava il momento della verità per noi perché quella sera avremo cenato e fatto festa con il D.O.C. di Palermo sino a tarda notte.
All’appuntamento ci presentammo in perfetto D.O.C. Sardinia Style per rappresentare al meglio il nostro fantastico gruppo anche se la stanchezza, per me, era arrivata al limite.
Un caro amico mi disse un giorno: ‘’ quando vivrai un WPM al massimo ti renderai conto dei tuoi limiti e starà a te capire se e come superarli’’; io quella sera a cena sentivo di aver raggiunto il limite perché il sonno, la stanchezza fisica e mentale mi mettevano in seria difficoltà. Poi ad una certa ora, quando iniziò la vera festa organizzata dal D.O.C. Palermo (che festeggiava 12 anni ) iniziai a cedere al richiamo dei divanetti ma la mia mente e il mio cuore rifiutavano la resa; così ho preso e mi sono lanciato in pista a ballare con tutti gli altri Ducatisti.
Non so spiegare perché ma più passavo i minuti a ridere, scherzare e ballare con gli altri, più mi sentivo carico; come se mi avessero appena cambiato la batteria.
Il tempo vola via veloce quando ti diverti e senza quasi rendercene costo si erano fatte quasi le 3 del mattino e decidemmo di prendere 3 taxi per tornare in albergo.
Arrivati in camera ancora drogati dall’euforia della festa entrammo nella fase che Franz chiama : Stand by; perché anche il poco riposo è importante quando si vivono 18-20 ore al giorno di iperattività.

Al suono della sveglia del giorno N°6 balzammo in piedi e preparammo le valige prima di andare a fare colazione perché quel giorno si faceva ritorno a Catania.
Da quasi tutti i caschi spuntavano occhi gonfi, stanchi ma soddisfatti e con la festa ancora nel cuore ci dirigemmo verso la tappa intermedia dove avremo trovato ristoro per il pranzo.
Le strade che percorremmo finalmente furono degne del nostro impegno nel consumare le gomme sui lati; tranne in alcuni tratti dove sembrava di stare sulle montagne russe tra avvallamenti e dossi.
Senza aver perso troppo tempo in tappe intermedie arrivammo all’Antico Feudo San Giorgio a Polizzi Generosa.
Un posto bellissimo, rilassante e quasi introvabile dove siamo stati accolti con vino ( finalmente ) e un ricchissimo buffè di prodotti tipici e pane appena sfornato che abbiamo gustato nel giardino della villa.
Mangiavamo sempre tanto e in finire, il ristorante ci invitò a sedere dentro la sala principale dove ci servirono altro cibo squisito.
Una volta terminato il pranzo potemmo riposarci un po’ a bordo piscina dove arrivammo in molti senza costume.
Passammo così poco più di un ora a prendere un po’ di sole e farci 4 risate mentre chi era in acqua organizzava scherzi malefici e gare di nuoto.
Quando giunse l’ora di andare vennero organizzati due gruppi: il primo avrebbe precorso l’autostrada accorciando e riposando; il secondo avrebbe percorso il tragitto originario, più lungo e fatto di sole curve.
La voglia di arrivare presto in albergo ed entrate in stand by qualche minuto mi porto a scegliere la strada più facile e Franz accetto la mia scelta.
Percorrendo la strada che ci avrebbe portato al bivio dove si sarebbero separati i due gruppo venni convinto a cambiare gruppo dal caro amico Mao del D.O.C. Mexico, che trovò man forte in Franz, e mi disse: ‘’ non ti devi arrendere! Tu sei un Ducatista e il Ducatista prende le curve! E’ il tuo primo WPM, forza !’’.
Con il cuore carico di orgoglio accettai la sfida e mi resi conto che dei 3 Team, quello Red era quasi al completo e pronto a partire con il gruppo delle curve.
Partimmo subito a fortissimo già dalla seconda curva a gomme ancora tiepide e tenere vicina la testa del gruppo era veramente faticoso. Sembrava una gara e si percorrevano le curve a velocità esagerate senza un attimo di respiro.
Quando, dopo circa 35 km, arrivammo al distributore di benzina mi affiancai a Franz con occhio spalancato da pazzo e risatina malefica per chiedergli: ‘’ Perché stiamo correndo ?!?!?’’; e la sua risatina malefica di risposta mi fece capire la situazione più di qualsiasi parola.
Ripartimmo e il ritmo si mantenne sempre alto e tutte le volte che prendemmo la strada opposta quella indicata dai cartelli per Catania.
Le curve non finivano mai ma per fortuna l’asfalto ci dava un po’ di soddisfazione.
Finalmente, dopo circa 160 km di curve e tornanti, entrammo in autostrada dove a poca distanza incontrammo i ragazzi del D.O.C. Catania che ci scortarono sino all’hotel.
Parcheggiammo le moto e andammo in camera stanchi ma soddisfatti e io percepivo di non stare completamente bene; a cena, infatti, mi resi conto che avrei perso la voce nel giro di poche ore.
I troppi sbalzi di temperatura dell’ultimo tratto di curve misti a sudore mi avevano causato un po’ di mal di gola carenza di voce.
Anche senza troppa voce e con la gola infiammata non mi tirai indietro quando i ragazzi di Catania organizzarono le macchine per portarci in città a bere qualcosa e ascoltare un po’ di musica.
Arrivammo in questa piazzetta tutta allestita con gli striscioni Ducati e la festa fu grande anche li; ma purtroppo non facemmo tardi perché eravamo provati dalla gara motociclistica di qualche ora prima.

Il sole del venerdì ( giorno 7° ) filtrava attraverso le tende e anche se la nostra mattinata era tecnicamente libera da impegni fissi del WPM, ci svegliammo presto per goderci a pieno ogni istante della nostra avventura.
La sera prima arrivò da noi Susanna della Ducati che si occupava della promozione dei DOC.
Quella mattina libera, Franz e pochi altri irriducibili presidenti, andarono con Ducati e l’equipe dei fotografi a fare un giro sull’Etna per fare qualche scatto e ripresa. Io, quasi completamente senza voce, decisi di rimanere in hotel a riposare per non aggravare la situazione e rimettermi in forma per il sabato.
L’hotel era deserto perché quasi tutti si erano dedicati al sonno, avendo la mattinata libera. Dopo una breve passeggiata in spiaggia ritornai in hotel dove, alla spicciolata, iniziarono ad uscire allo scoperto gli altri presidenti.
Mentre Franz si godeva un po’ di curve e si faceva intervistare con sullo sfondo l’Etna, io, senza voce, scambiavo quatto chiacchera in inglese con un presidente americano.
Il mio inglese maccheronico unito alla voce fioca misero il mio interlocutore in seria difficoltà nel comprendere cosa gli stessi chiedendo; ma alla fine ci capimmo, forse…
Durante la mattina arrivarono anche gli altri presidenti che avevano scelto l’opzione Weekend e il gruppo divenne più grande. Appena i presidenti e accompagnatori rientrarono dall’Etna ci accomodammo nel giardino interno dell’hotel dove ci servirono un pranzo a buffet.
Poco più tardi delle ore 15 ci spostammo nella sala dove ebbe inizio il meeting ufficiale con i rappresentanti di Ducati.
L’idea di poter partecipare ad una riunione così intima nel mondo Ducati mi faceva venire gli occhi lucidi e mi riempiva di orgoglio.
Nel giro di circa 3 ore vennero trattati diversi argomenti e ci venne presentata nello specifico la novità del mercato: la 899 Panigale…Semplicemente uno spettacolo!
Concluso il Meeting ci dirigemmo verso l’ingresso dell’hotel per fare una serie di foto di gruppo e poi tornammo in camera, mentre gli altri presidenti a turno venivano intervistati da Ducati.
Il tempo di una doccia e uscimmo nuovamente allo scoperto a conversare con gli altri in attesa di esser trasferiti a Taormina per la cena.
Due autobus pieni di ducatisti festanti partirono dall’hotel attorno alle 19:30 e si prospettava una bella serata.
Appena scesi giù dall’autobus ci dirigemmo compatti verso il ristorante Villa Zuccaro attraversando la suggestiva zona storica di Taormina.
Io combattevo ancora con il mal di gola e anche Franz accusava qualche fastidio legato alla gita del mattino sull’ Etna dove le temperature erano basse.
Con Franz, mangiammo qualcosa e ci spostammo qualche minuto a prendere aria in giro per il centro dove la musica jazz che risuonava tra i vicoli rendeva l’atmosfera quasi da film.
Ci ricongiungemmo al gruppo in tempo per il dolce e qualche minuto ci incamminammo tutti nuovamente verso gli autobus per fare ritorno in hotel.
Il viaggio di rientro fu molto silenzioso e anche noi, come gli altri, ci concedemmo qualche minuto di stand by che terminò in hotel dove facemmo tappa al bar per ancora un ora prima di andare a letto.
La mattina del sabato ( il giorno 8 ) ci alzammo nuovamente prima che la sveglia suonasse per la seconda volta.
Quella mattina abbondammo come sempre con la colazione e ci preparammo all’escursione finale, la ciliegina sulla torta, cioè la visita ai crateri dell’Etna.
In accordo con Ducati, io restituii la Hyper e andai con Franz a cui era stata assegnata una Diavel Carbon con kit Strada.
Partimmo alla conquista dell’Etna, fermandoci qua e la per farci riprendere e fotografare dall’equipe di Ducati, e arrivammo finalmente al rifugio Sapienza a 1900 metri s.l.m. dove parcheggiammo le moto.
Biglietto alla mano ci dirigemmo verso la funivia che ci portò al rifugio Montagnola a quota 2500 metri s.l.m. e da li poi salimmo su degli enormi autobus fuoristrada che ci portarono sino alla torre del filosofo a quota 2920 metri s.l.m..
Appena messi i piedi per terra, quasi sulla cime del vulcano più alto d’Europa, capimmo di aver sbagliato abbigliamento.
La temperatura era molto bassa e attorno a noi uno scenario lunare si estendeva a vista d’occhio con colori che sfumavano che andavano dal nero, al rosso, al giallo mentre tutto attorno lunghe colonne di fumo salivano alte dai crateri del vulcano attivo.
La guida ci raccontava un po’ di storie sul vulcano mentre e ci dimostrò, facendoci scavare la superficie pietrosa con le mani per circa 5 centimetri, che la terra sottostante era calda.
Facemmo un giro attorno ad un cratere fumante e rientrammo verso una piccola baracca dove, per concludere, la guida ci fece assaggiare il ‘’fuoco dell’Etna’’; un liquore rosso dal gusto deciso con ben 70 volumi di alcol.
Scaldati dall’assaggio di liquore risalimmo sui autobus che ci portarono nuovamente al rifugio dove riprendemmo la funivia per tornare al rifugio Sapienza dove ci attendevano per il pranzo.
Il ristorante, anche stavolta, era quasi tutto nostro e non mancammo di rendergli onore mangiando e facendo festa.
Al termine dell’abbuffata ci sbrigammo a prepararci a lasciare l’Etna velocemente dato che stava iniziando a piovere.
Nonostante tutto, la pioggia ci accompagnò per diversi km mentre scendevamo giù dalla montagna e al nostro arrivo in hotel avevamo ancora i jeans bagnati perché il nostro antipioggia era parziale.
Ci asciugammo e ci preparammo al gran finale con i fuochi d’artificio.
La porta della camera 220 si aprì lasciando uscire i due rappresentanti del D.O.C. Sardinia più in forma che mai!
Quella notte indossavamo la camicia e anche le cravatte che ci diedero un tocco professional.
Attraversammo la hall dell’hotel mentre tutti ci guardarono e non mancarono di complimentarsi con noi per lo stile.
Qualche minuto e con l’autobus ci trasferimmo alle capannucce dove erano in mostra alcune moto del concessionario di zone e tutto attorno era rosso con la scritta DUCATI.
Aprimmo le danze con l’aperitivo e poi ci buttammo sul buffet a rimpinzarci di cibo.
La serata era una festa tranquilla dove tutti già iniziavano a rendersi conto che la grande avventura del WPM 2013 era ormai finita.
Quella sensazione di tristezza mista a felicità di aver fatto veramente di tutto e conosciuto persone fantastiche, si stava insidiando in me specialmente perché ero nuovo a quell’ambiente.
Già da quella sera a cena ci trovammo a scambiarci numeri di telefono e e-mail perché molti ripartivano la mattina prestissimo e non li avremo potuti salutare.
Saluti, abbracci, sorrisi e incoraggiamenti nascondevano la tristezza nel vedere un amico che parte; perché basta poco per diventare veramente amici quando la passione ci accomuna.
Non troppo tardi, andammo via dal locale insieme agli altri con l’autobus e continuammo la nostra serata in hotel a chiacchierare e bere ciò che il bar ci aveva lasciato anche quella notte incautamente a disposizione.
Finito ogni sorta di liquido disponibile decidemmo di rientrare nelle camere e andammo a dormire stanchi ma felici.
La mattina di Domenica ( giorno 9 ) ci sveglio il rumore del TIR che faceva manovra nel parcheggio dove Chiodo si preparava per caricare le moto.
Ci sentimmo come gli atleti che completano una lunga maratona tagliando il nastro d’arrivo.
Andammo con calma a fare colazione e ci impegnammo nel rifare le valige che sembravano esplose.
Passammo la mattina a salutare chi partiva, scambiarci gli ultimi in bocca al lupo e osservare i ragazzi di Catania che davano una mano a caricare le moto nel TIR.
Fuori, l’hotel non aveva più gli addobbi rossi con le scritte Ducati e si avvertiva la sensazione di un graduale risveglio come se avessimo sognato per tanti giorni.
Mentre i ragazzi di Catania portavano a pranzo in città alcuni presidenti, io e Franz ci spostammo in un ristorantino poco lontano a mangiare qualcosa stando pronti a dirigerci in aeroporto.
Una volta arrivati al terminal di Catania e fatto il check in ci rilassammo sulle sedie in attesa di salire sull’aereo.
Finimmo l’avventura del WPM 2013 guardando le centinaia di foto che avevamo scattato.


In sintesi:
•    abbiamo percorso circa 1.600 km di cui 80% erano curve con ogni tipo di superfice (argilla, fango, manto bagnato, buche, dossi, salti ecc).
•    abbiamo consumato circa 40 cornetti, nutella a go go, nelle colazioni e combattuto audacemente in 16 occasioni di pranzi e cene;
•    Ore di sonno: 35 in 8 giorni.
Se avessero intervistato me… :
-Cos’è Ducati per te ?
""E’ una azienda che costruisce solide e magnifiche realtà che permettono a noi motociclisti\e speciali di fabbricare sogni e realizzarli per noi stessi e per chi condivide con noi la stessa passione"".
-Cos’è stato per te il WPM ?
""E’ stata l’avventura più bella della mia vita perché mi ha permesso di conoscere delle persone molto speciali che dedicano la loro vita alla passione; persone che vengono da tutto il mondo e che si tengono sempre informate sul nostro D.O.C. Sardinia e lo vedono come un vero esempio di club formato da amici appassionati. Ringrazio Francesco Usai / Franz Sardokan e tutto il Club Ducati Sardinia D.O.C. per la grande opportunità che sono sicuro di aver sfruttato al meglio!""

Quei 8 giorni mi hanno cambiato e fatto scoprire che ancora una volta siamo noi stessi a determinare i nostri limiti e a superarli; questo perché in quei 8 giorni non esisteva nazionalità, non esisteva sesso, non esisteva lingua o dialetto ma soprattutto non esisteva età…. Perché quando si vive di passione si resta per sempre giovani.

Simone Parente - Ducati Sardinia DOC